Cari colleghi, gentili ospiti, signore e signori,
Un benvenuto a tutti voi e grazie per la partecipazione.

Relazione del Presidente

Alberto Galla

alla  73^ assemblea annuale

dell'ALI Associazione Librai Italiani

Confcommercio Imprese per

l'Italia.

Milano-Rho, 22 aprile 2017 Fiera Tempo di Libri

Cari colleghi, gentili ospiti, signore e signori,

Un benvenuto a tutti voi e grazie per la partecipazione.

Mi è veramente difficile ringraziarvi uno ad uno, consentitemi tuttavia di inviare un saluto riconoscente  agli amici di Messaggerie Libri, tradizionali "sponsor" della nostra Assemblea, e un ringraziamento per la presenza al  presidente dell'Aie-Associazione italiana editori- Federico Motta, e ai colleghi del Sil - sindacato italiano librai che afferisce a Confesercenti con la presidente Cristina Giussani, al Presidente del Cepell, Romano Montroni, agli editori e ai rappresentanti delle catene del retail librario italiano presenti in sala.

Non mancano alcuni esponenti della nostra casa madre, Confcommercio, che saluto con viva cordialità.

Ed infine un ringraziamento speciale va a tutta la struttura dirigenziale e organizzativa di Fiera Milano che, insieme alla „Fabbrica del libro“, magistralmente presieduta da Renata Gorgani, ci ospitano generosamente in questa splendida cornice della prima edizione di Tempo di Libri.

La nostra Associazione ha inteso collaborare fin da subito nella realizzazione di questa Fiera, perché riteniamo che ovunque ci sia promozione del libro e della lettura non debba mancare la presenza e l’apporto costruttivo delle librerie.

Per questo abbiamo accettato di far parte del Comitato Scientifico appositamente costituto, un esperienza che si è rivelata estremamente proficua e costruttiva.

A latere dei lavori del Comitato, e grazie alle relazioni intessute con Roberto Gulli, siamo stati coinvolti, insieme all’AIB, Associazione italiana biblioteche,(vedo qui presente anche la Presidente Enrica Manenti, che saluto) nella realizzazione di un interessante e innovativo progetto di Alternanza Scuola Lavoro, ideato dall’AIE, e per il quale abbiamo firmato in questi giorni qui in fiera un protocollo d’intesa con il Miur con il sottosegretario Toccafondi delegato dalla Ministra Fedeli proprio al tema dell’ASL, che come sapete farà  parte integrante dei curricula scolastici del triennio delle superiori, diventando materia di colloquio del nuovo esame di Maturità. Sarà proposto in questo modo agli insegnanti e ai ragazzi un vero e proprio percorso formativo integrato sui mestieri del libro, che abbiamo voluto chiamare “Libri fuori-classe“

Infine, di concerto con il responsabile degli incontri professionali Giovanni Peresson abbiamo organizzato, grazie ad un’indagine realizzata da Informazioni Editoriali, l’incontro/dibattito di domani, domenica 23 alle 10,30 nella sala Bodoni del padiglione 2 dall‘emblematico titolo “I sei anni che hanno cambiato le librerie”, al quale siete tutti invitati.

 

2012-2017: NULLA E’ PIU’ COME PRIMA

In effetti la presidenza che oggi giunge a conclusione, peraltro durata “solo“ 5 anni (…) si è trovata ad affrontare uno dei cambiamenti epocali del nostro settore, forse uno dei più significativi.

Quando all’inizio della crisi negli anni ’10 si diceva che “nulla sarebbe stato come prima” forse lo si ripeteva come un mantra per scongiurare quello che sarebbe successo, e che purtroppo sta ancora succedendo: molte librerie hanno chiuso i battenti, altre hanno dovuto riposizionarsi sul mercato, cercando aggregazioni o passando a nuove formule imprenditoriali: nessuno è rimasto indenne da questo tsunami, nemmeno le grandi catene editoriali. Quello che è stato messo in discussione è proprio il modello di business dell’”azienda” libreria fortemente minato da margini non più sostenibili e in costante inesorabile diminuzione, soprattutto nel settore scolastico. Questo ha portato le librerie individuali o famigliari ad una sorta di regime di “autosfruttamento”, con una retribuzione del lavoro non proporzionata al tempo dedicato (ma si sa la passione fa far questo ed altro!...) mentre le aziende più strutturate si sono trovate ad effettuare operazioni di ricapitalizzazione o, peggio, di ricorso a formule di sostegno al lavoro dipendente.

PER LA RIFORMA DELLA LEGGE LEVI: UNITI SI VINCE

Forse è a causa o grazie a tutto ciò che è cresciuta in noi la consapevolezza che per affrontare le nuove sfide era necessario lavorare tutti insieme in una logica di collaborazione tra operatori del libro: in quest’ottica è nata l’intesa con il SIL per la promozione di un tavolo comune di lavoro, in cui tutti i soggetti della filiera potessero confrontarsi su temi di comune interesse e in particolar modo sulla riforma della legge Levi sul prezzo dei libri, ritenuta da tutti uno snodo fondamentale per rendere il mercato più equilibrato e ricuperare le sempre più ridotte marginalità. Così le due associazioni riunite prima hanno effettuato una raccolta firme tra librai per richiedere con forza la riduzione dello sconto minimo previsto dalla legge, raggiungendo in poco tempo la quota di 1500 adesioni, e successivamente hanno convocato a più riprese il succitato Tavolo, che ha prodotto un documento condiviso che è stato illustrato in un incontro ufficiale alla Camera dei deputati nell’autunno dello scorso anno. (di questo siamo grati alla presidente della Commissione Cultura Flavia Piccoli Nardelli, che ci è stata ed è tuttora molto vicina su questo tema)

Purtroppo da questo convegno è emersa una diversità di vedute da parte di alcuni editori dell’AIE, e questo ha rallentato un processo che ci sembrava avviato verso uno sbocco positivo.

Ancora oggi riscontriamo una certa lentezza nelle decisioni da parte dell’AIE, ma noi non disperiamo e siamo anzi fiduciosi che, grazie anche al convinto sostegno di editori come Feltrinelli e Giunti, si giunga finalmente ad una posizione condivisa.

Oltre all’auspicata riforma della legge Levi il modello a cui tendere è senza dubbio quello tedesco, dove librai ed editori sono nella stessa associazione, anche se la strada è ancora lunga…

UN MERCATO DELL’OFFERTA

Come è noto una caratteristica del mercato editoriale italiano è quella di essere un mercato dell’offerta, ma dalla domanda ancora troppo bassa: nel 2016 sono stati pubblicati quasi 63.000 nuovi titoli. E’ del tutto evidente che una tal quantità di titoli, che pure è sintomo di vitalità culturale, ha svariate controindicazioni.

La prima è quella di ridurre drasticamente la “vita” del libro in libreria, con conseguenze sulla sua visibilità; la seconda, come diretta conseguenza, è alimentare a dismisura il meccanismo delle rese, che non convengono né alla libreria, né agli editori stessi; la terza impatta inevitabilmente sulla qualità delle proposte.

Ora è vero che i librai hanno la capacità (oltre alla necessità) di selezionare, ma è ovvio che questo sistema alimenta una “coda lunga” che trova solo nella vendita on line il suo sbocco naturale.

Noi comprendiamo le ragioni “industriali” che motivano tale sovrapproduzione, ma chiediamo ugualmente con forza che essa si attesti su livelli accettabili, anche in considerazione della dimensione della platea di lettori. 

PER UN NUOVO RUOLO DEL PROMOTORE EDITORIALE

Su questo argomento si innesta quello relativo alla figura dei promotori editoriali.

Noi riteniamo, e lo abbiamo ribadito in diverse sedi, che il ruolo del promotore sia ancora essenziale per le librerie, ma deve necessariamente adattarsi ai tempi, anche in funzione della ipertrofia della produzione. Se infatti un tempo il promotore dava spazio al dialogo con il libraio, alla consulenza e all’assistenza sul catalogo, oggi tutto ciò è di fatto impossibile.

E’ invece quanto mai necessario che si recuperi questa relazione; per la presentazione delle novità ci possiamo inventare nuove modalità, anche “virtuali”. Potremmo ipotizzare due grandi momenti all’anno in cui gli editori presentino i loro progetti editoriali, come da tempo succede in Germania e come è stato felicemente, anche se parzialmente, sperimentato nella prima edizione di Tribùk, una tre giorni di incontri tra editori e librai che si è svolta ad Abano lo scorso febbraio. E poi ai promotori spetta il compito di sottolineare al singolo libraio le novità più importanti e di recuperare quel rapporto cui ho accennato poc’anzi.

LA DISTRIBUZIONE: NECESSARIA MAGGIORE EFFICIENZA

Un altro elemento di criticità per le librerie è legato alla distribuzione. Pur riconoscendo che qualche timido progresso negli ultimi anni c’è stato, anche se non costante, questo non è certamente sufficiente a colmare la netta differenza tra i tempi di consegna alle librerie e quelli ai clienti finali da parte degli operatori on line, in particolare Amazon. La libreria, anche per ragioni finanziarie, ha sempre più la necessità di effettuare rifornimenti frequenti e veloci. Non è più accettabile che si possano avere tempi di consegna che in talune zone arrivano anche a 5, 6 giorni.

LA SCOLASTICA: MERCATO “CHIUSO”?

Su questo tema è particolarmente grave la situazione nel settore della scolastica: qui non solo le consegne non sono all’altezza di moderni standard distributivi, ma è tutto il comparto che sembra fermo a trent’anni fa, ancora legato alle esclusive territoriali, e rivolto a soddisfare più le esigenze dei concessionari che quelle delle librerie.

Sembra quasi che il mercato delle librerie tradizionali gli editori scolastici lo considerino già irrimediabilmente compromesso e che la loro attenzione sia già rivolta all’on line o, peggio, alle vendite dirette.

Non si spiega altrimenti perché non siamo riusciti in questi anni a trovare un dialogo costruttivo e soprattutto perché le condizioni commerciali siano costantemente peggiorate.

Tuttavia non abbiamo intenzione di demordere e, poiché riteniamo che questi comportamenti siano in realtà la conseguenza di una posizione di predominio sul mercato, abbiamo condiviso con il SIL un documento che è stato sottoposto all’Autorità garante della concorrenza e del mercato e che recentemente è stato dalla stessa preso in carico.

PER UN’ASSOCIAZIONE INCLUSIVA

Il metodo di lavoro della condivisione e dell’inclusione non poteva non caratterizzare anche l’attività associativa vera e propria. Da un lato quindi abbiamo provveduto a modificare lo statuto della nostra Associazione nella direzione di un’apertura alle catene editoriali, dall’altro abbiamo iniziato un percorso di allargamento della base associativa che dovrebbe concretizzarsi in un ampio rinnovamento della dirigenza della prossima consigliatura.

Noi crediamo infatti che in un’associazione di librai veramente rappresentativa debbano convivere in modo armonioso la diverse anime che la compongono. Oggi, proprio alla luce dei grandi cambiamenti di cui abbiamo parlato, non ha più molto senso parlare di librerie grandi e di librerie piccole, di librerie di catena e di franchising: è necessario fare una sintesi e mettere al centro non tanto e non solo la libreria, quanto il libraio e le sue peculiarità. E’ proprio dalla figura del libraio che bisogna ripartire, e dalla sua capacità di essere interprete del contesto territoriale, sociale e culturale in cui vive e lavora.

LIBRERIE, LETTURA E SVILUPPO CULTURALE DEL PAESE

Quando in questi anni abbiamo voluto sottolineare il “ruolo sociale” delle librerie (lo abbiamo fatto anche in uno dei convegni pubblici organizzati in occasione della nostra assemblea annuale) tutto era finalizzato a far comprendere ad una classe politica distratta e ad un’opinione pubblica per lo più indifferente che le nostre sono sì aziende commerciali, ma esercitano senza dubbio anche una funzione essenziale di promozione culturale, in non pochi casi (o zone del paese) sostitutiva dell’azione del pubblico. Noi non cerchiamo assistenzialismi, l’abbiamo sempre detto, ma riconoscimento e modalità facilitate di accesso al libro, nonché politiche efficaci di promozione della lettura. I bonus per i diciottenni e per i docenti vanno in questa direzione, ma noi siamo convinti che siano più efficaci, e – dati alla mano- anche meno costose per lo Stato, le detrazioni fiscali per l’acquisto dei libri per le quali ci siamo spesi e continueremo a spenderci. Così come continueremo a collaborare con il Centro per il libro e la lettura, che tuttavia vorremmo maggiormente incisivo nell’azione e forse anche un po’ più “sostenuto” dal Ministero.

Deve essere chiaro, in buona sostanza, come l’obiettivo a cui tendere sia quello dell’allargamento della base dei lettori, in questi anni purtroppo in costante declino, unica premessa per lo sviluppo –questo sì economico- di tutto il comparto editoriale. Dobbiamo cercare di far capire a tutti che la crescita e lo sviluppo delle librerie nel nostro Paese è condizione necessaria per il suo sviluppo culturale.

Discorso a parte merita il nostro rapporto con le biblioteche. Se infatti oggi esse si vedono sempre più decurtati i fondi a propria disposizione è naturale che inseguano la logica della pura convenienza, escludendo di fatto in questo modo le librerie dalle assegnazioni delle forniture: è necessario affrontare il problema in modo deciso e ancora una volta in una logica di sincera condivisione senza scorciatoie o alibi legislativi.

LA FORMAZIONE COME VOLANO DELLO SVILUPPO DELLE NUOVE LIBRERIE

Quando parliamo di “nuovo paradigma” della libreria, in cui al centro ci sia la figura e il ruolo del libraio non possiamo non rivendicare con orgoglio che aver fondato più di dieci anni fa la nostra “Scuola librai italiani” si sia rivelata una scelta visionaria che ci ha consentito, anno dopo anno – e siamo arrivati all’ 11^ corso- di mettere a punto nuovi modelli e nuove strategie che hanno permesso a molti allievi di entrare con maggiore consapevolezza ed efficacia in questo nostro settore: se  nei primi anni prevaleva ancora l’idea di una dimensione minima di sopravvivenza della libreria, oggi questo aspetto non è più determinante. Infatti lo sviluppo del digitale, della rete, dei social ha   modificato non solo le abitudini dei consumatori, ma anche il modo di «fare libreria» e per questo motivo i librai che aprono o gestiscono realtà di dimensioni ridotte trovano nuove possibilità di realizzazione grazie al lavoro con il territorio, all’organizzazione di attività, incontri, presentazioni, iniziative con le scuole e le biblioteche, utilizzando la rete e i social per farsi conoscere e promuoversi, al pari se non in maniera più efficace e “personalizzata” delle strutture più grandi.

Ecco perché riteniamo strategica la formazione “in entrata” (che si fa anche formazione permanente) peraltro sempre sostenuta con convinzione anche da editori e distributori nostri partner.

La SLI è un’importante iniziativa realizzata dalla nostra società di servizi ALI Opera, che ha tuttavia la necessità di fare un salto di qualità con nuove attività e progetti a favore delle librerie. In questo senso potranno rivelarsi preziosi i contributi delle nuove leve del Consiglio, finalizzati anche a realizzare un efficace marketing associativo. La struttura c’è, e le persone che si sono spese in questi anni, Aldo Addis e Ilaria Milana (con il prezioso contributo della collaboratrice di segreteria Emanuela Perilli), e che qui ringrazio pubblicamente, sono pronte a raccogliere questa nuova sfida.

UN NUOVO MODELLO ORGANIZZATIVO

In questi anni la squadra che ha lavorato con me, in primis il mio vicepresidente vicario Paolo Ambrosini, si è a lungo occupata anche della riorganizzazione della struttura: posso dire oggi con orgoglio che non abbiamo lavorato invano e che riconsegno un’associazione con un bilancio “in sicurezza” e senza ombre, grazie anche all’infaticabile apporto della tesoriera Tiziana Marranci e del centro servizi contabili di Confcommercio. Come tutte le ristrutturazioni abbiamo dovuto operare una razionalizzazione dei costi, anche del personale: a questo proposito devo ringraziare sentitamente il nostro segretario generale Francesco Fiorani, oltra alla già citata Emanuela Perilli, per aver saputo cogliere, pur con sacrificio, il senso ultimo di questa operazione.

Con le recenti modifiche dello Statuto, di cui ho accennato a proposito dell’apertura alle catene editoriali, non abbiamo mancato poi di alleggerire gli stessi organi associativi, con l’obbiettivo di dare maggiore efficacia alla governance.

Ora non ci resta che completare questa riforma del modello organizzativo, magari anche con il determinante contributo della nostra “casa madre” Confcommercio. Sono convinto che sarà un elemento qualificante della nuova dirigenza.

GRAZIE!

Vi ringrazio di avermi fin qui seguito: sono stati anni duri ma appassionanti e sono serenamente convinto, se mi consentite un auto elogio, di aver sempre operato nell’interesse di tutti i librai.

Grazie.