Edoardo Scioscia, Gruppo Libraccio

Anche negli affari c’è un’etica e i grandi editori devono tenerlo presente. L’articolo 11 della legge 62 stabilisce che gli editori decidono il prezzo di copertina e fissa un tetto di sconto massimo al 15 per cento. Questa soglia, frutto di una complessa mediazione politica, associativa e imprenditoriale, è stato vanificata dal massiccio ricorso alle promozioni consentite dalla Legge 114, il decreto Bersani. A questo punto, forse, sarebbe meglio abrogare il prezzo di copertina, che serve soprattutto all’editore per la questione dei diritti”.

Parla Edoardo Scioscia, socio e amministratore delegato del gruppo Libraccio-Melbookstore, a margine del convegno La svendita dei libri, quale cultura?, svoltosi il 4 aprile a Orvieto in occasione dell’inaugurazione del terzo corso di Alta Formazione in Gestione della Libreria.
“Ormai si praticano promozioni continue e la situazione è insostenibile per i librai che non riescono a trattare sui prezzi perché i margini di guadagno si riducono drasticamente e i costi di gestione delle aziende, affitti, personale, sono in costante aumento. La normativa è del tutto inadeguata alla realtà del mercato e va assolutamente cambiata. Le possibili soluzioni sono due: o si ripristina l’originario testo di legge e l’articolo 11 torna a prevalere sulla legge 114 sulle promozioni. Oppure si annulla del tutto l’articolo 11 e si passa a un regime come quello inglese, dove il prezzo è soltanto consigliato”.

Scioscia, consigliere del presidente Ali per i rapporti con le istituzioni, auspica come molti addetti ai lavori un cambiamento immediato:
“Visto che non riusciamo a fissare regole chiare e applicabili dobbiamo aprire subito un dibattito serio con tutti i protagonisti del mercato, come quello che nel 1984 ha portato in Francia alla legge Lang, una legge che garantisce davvero trasparenza e pluralità”.

Un’altra questione spinosa riguarda il decreto Gelmini, che blocca per cinque anni le adozioni dei testi scolastici, le cui ripercussioni sul mercato editoriale sono ancora poco chiare: «Il provvedimento non specifica bene come funziona il meccanismo sulla scaricabilità da internet degli aggiornamenti. Il decreto fermerà sicuramente le vendite di nuovo e favorirà il mercato dell’usato e quello informale dello scambio di libri tra familiari. Gli editori, poi, saranno costretti a ridurre il rinnovamento dei cataloghi dall’attuale 33 per cento % al 15-20% di metà anni 90”. Arrivare a una nuova legge, insomma è necessario per tutti: 
“Regole chiare e trasparenti sono indispensabili per avere un mercato aperto e plurale. Se non si agisce subito le librerie indipendenti e i piccoli editori sono destinati a scomparire. E senza di loro, senza di noi, sarà difficile garantire la diversità dell’offerta che permette alla cultura di crescere ed evitare al libro di essere trattato alla stregua di qualsiasi altro bene di consumo”.

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    il 2020 è stato un anno molto difficile per il Paese e per le nostre imprese, ma anche un anno nel quale siamo riusciti ad ottenere alcuni importanti risultati per la categoria: approvazione e entrata in vigore della legge sul libro, riconoscimento del libro bene essenziale, aumento della dotazione del tax credit di cui finalmente hanno potuto beneficiare una platea ampia e realmente rappresentativa di librerie e infine gli acquisti delle biblioteche nelle librerie del territorio.

    Questi risultati hanno solo in parte consentito alle nostre imprese di limitare i gravi danni conseguenti alle misure per il contrasto della crisi sanitaria e per questo il 2021, oltre a lavorare per la conferma delle misure ottenute nel 2020, dovrà essere, soprattutto nella prima parte, focalizzato nel cercare di far comprendere alle istituzioni che i problemi non sono risolti e che vi sono ancora difficoltà nel nostro settore che se non rimossi possono determinare esiti pesanti per l’occupazione e per la presenza delle librerie nel territorio.

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